1930. Mors tua vita mea

La vita intera basa le sue fondamenta essenziali nel parassitismo; benchΓ© saggiamente limitato dalla natura, in un perpetuo costante e dinamico equilibrio. Ma sembra l’uomo sia andato oltre, nella sua unica, originalissima, irrefrenabile vocazione a parassitare gli individui della sua medesima specie e gruppo, facendo di se una singolaritΓ  che verrΓ  espunta dalla natura stessa

1920. Dis-sento

Oggi, dopo aver risolto l’ennesimo grosso problema di qualcuno, mi son sentito dire “Arcadio, per fortuna esisti!”. Una risposta inaspettata Γ¨ sorta nella mia mente e li Γ¨ rimasta senza essere espressa verbalmente: “Ma per fortuna di chi?”. Ovviamente sottintendendo, non la mia. Ne ho le palle piene della stima altrui, che se fosse oro sarei ricco. Invece vale una sega e mi dimostra solo quanto sia invalidante la mia mancanza di egoismo. Soprattutto in un mondo popolato di squali opportunisti. L’ idiota di Dostoevskij era perlomeno un babbeo inconsapevole e ideologicamente tarato alla “bontΓ ” in vista d’un premio oltremondano. Per me Γ¨ diverso, e potrei parafrasare Jessica Rabbit ed affermare che “vorrei non essere affatto ‘buono”, ma mi hanno disegnato cosΓ¬!”. Un cazzo di Don Chisciotte che a sua differenza non troverΓ  neppure il conforto di un pentimento di fronte al trapasso. Che a sua differenza non Γ¨ un prodotto della cultura, ma Γ¨ cosΓ¬ per genoma. Un personaggio che coincide con il mio essere e che ne Γ¨ anche la prigione. E lo vedo eccome lo sfruttamento della disponibilitΓ  e della gentilezza da parte di chi crede d’esser furbo, solo perchΓ© fingo di non vedere. E questo mi fa rabbia, perchΓ© non posso non essere disponibile e gentile. Sono io, non si scappa. Ma quanto vorrei, a volte, provare gusto per la vendetta, per l’asservimento, per l’umiliazione, per il totale annichilimento di questa razza miserabile e gretta, invece che pietΓ  per degli insignificanti moscerini dell’umano genere. La veritΓ  Γ¨ che mi manca un degno antieroe; mi ci vorrebbe un vero nemico, uno alla mia altezza, per dare sfogo costruttivo alla mia parte violenta. Ma dove trovarlo in questo tripudio di mezze calzette e trogloditi alfabetizzati? La nobiltΓ  Γ¨ morta, persino quella nera. E mi tocca la sorte del suo ultimo becchino. Quello che verrΓ  seppellito dal volgo.

1918. È solo stanchezza

Sono andato a trovarmi la, dove sono sepolto, sotto tonnellate di detriti di desideri. Non ho portato fiori; la bellezza ferisce i morti. La lapide Γ¨ nera e lucida. Non ci sono foto. Se la guardo intensamente, ci vedo riflessa una fiamma. Che ha bruciato tutto ciΓ² che poteva bruciare. Che ha consumato tutto ciΓ² che poteva consumare. E che pure, inspiegabilmente ancora brilla. C’era un epiaffio un tempo, oramai consunto, di cui non ricordo il contenuto. Non ricordo neppure piΓΉ come Γ¨ stato, quando Γ¨ stato, che me ne sono andato. Ricordo unicamente che c’ero solo io al funerale. Ho speso qualche lacrima. Mi manco. Mi chiedo come sarebbe stata la mia vita, se non mi fossi perso cosΓ¬ presto. Se non dovessi convivere col vuoto incolmabile di questo lutto. Ti ho amato e ti amo ancora mio dolce amico, e scusami per questo singulto fuori luogo a turbare la tua pace. È solo stanchezza la mia. Che passerΓ 

1914. 22 Luglio 2022

Ogni anno sono uso celebrare questo giorno componendo qualcosa in onore della Dea. Quella che mi guida e mi accompagna sulla retta via con la sua grazia. Quest’anno so che sarebbe un esercizio inutile. È in altre faccende affaccendata, completamente cieca e sorda nella sua personificazione piΓΉ terrifica: quella di distruttrice furiosa di empietΓ . Non rimane che attendere, al riparo, che la sua opera purificatrice sia compiuta e ritorni in se. Speriamo presto, perchΓ© il vuoto della sua assenza e conforto, pur con qualche sporadica manifestazione, Γ¨ quasi insostenibile

*

VedrΓ² un mondo
che non mi sarΓ  caro:
estate senza fiori,
mucche senza latte,
donne senza pudore,
uomini senza valore,
conquiste senza un re…

(dalla Seconda Profezia della Morrigan)